Skip to content

Per un minuto di diretta

martedì, 21 febbraio 2012

Certo, al quarto d’ora di notorietà non si può rinunciare, per quanto si possa essere snob le occasioni di promozione non vanno rifiutate, gli inviti devono essere accolti; soprattutto, perché privare chi si spende in un progetto della possibilità di metterne a parte molte più persone di quante se ne potrebbero raggiungere, poniamo, con una rivista come “Promemoria” o con questo blog? E così, un giorno di Dicembre ho accettato, con gratitudine ma non senza l’ambascia di chi con la televisione ha scarsa dimestichezza, la proposta di intervenire in diretta a una trasmissione tv nazionale.  Argomenti: le memorie come spunti per progettare il futuro, le esperienze e i progetti di conservazione portati avanti in questi anni.  L’autore suggerisce un collegamento via webcam dal mio studio (crossmedialità, si legge sul sito della tv romana).  Sarebbe interessante avere anche una di queste persone con le quali lavorate, consiglia. Presto fatto: siamo appena usciti dalle ‘cene in famiglia’ di Belvedere Fogliense, e quale occasione migliore per parlare di storie, memoria e condivisione? Con Ida Pazzini Bartolucci, nume tutelare della frazione di Tavullia arroccata tra Marche e Romagna, ci troviamo il 12 Dicembre 2011 davanti al mio pc. Col vestito della Domenica (andiamo in tv), sulla scrivania troneggia una opulenta torta di frutta e cioccolato; controlliamo che la webcam funzioni e per un’ora, tra le 15 e le 16 ci hanno detto, attendiamo il collegamento.

Ore 16, tutto tace. Telefoniamo all’autore: cincischia un po’ ma solerte ci richiama dopo pochi minuti. La grande scrittrice ospite della giornata ha sforato con i tempi, e per oggi niente diretta. La televisione è feroce, ribadisce l’autore a ogni poco. Recupereremo più avanti.

Il nuovo appuntamento è per il 22 Dicembre.  Atmosfera natalizia, il discorso sulla memoria deve adeguarsi, e si concorda una breve chiacchierata sulle tradizioni del posto. Stavolta il collegamento si farà da Belvedere: il giorno prima sarà da effettuare una prova, per verificare la qualità dell’immagine e dell’audio via webcam. Già, perché l’idea iniziale di inviare una troupe sul posto è rapidamente sfumata: prendiamo per buono il timore della neve incombente, anche se poi si vedrà che il 22 Dicembre, un Giovedì, il cielo è terso e l’aria quasi settembrina. Tutti a casa Bartolucci – nel frattempo la redazione chiede di collegarsi con un gruppo di ‘autoctoni’ che illustrino i locali proverbi dell’Inverno, la televisione ha le sue esigenze, e oggi si parlerà di minoranze linguistiche -, la diretta si farà tra le 15.35 e le 15.45.

L’efficiente tam-tam avviato da Ida raduna nella casa di via Parrocchiale un gruppetto di fedelissimi che, per testimoniare cosa significa tenere vive le tradizioni, perché dedicare del tempo a costruire un presepe o a cucinare per l’Unione di Sant’Antonio, hanno scambiato turni di lavoro, disdetto impegni famigliari; chiesto a mogli, mariti e figli, infine, di sintonizzarsi sul canale… del digitale terrestre o sul… della tv satellitare.

Pippo e Germano provano i detti, annotati su fogli a quadretti (sotto ne riportiamo alcuni), Ida velocemente aggiunge qualche nota ai suoi appunti, Marcella e Wanda arrivano trafelate. Meno male che Italo ha la buona idea di fare un salto a casa a prendere il visner, il vino di visciole caratteristico delle nostre zone. Si rivelerà provvidenziale, e non solo per accompagnare la torta (sempre la sontuosa torta di frutta e cioccolato) ma anche per tenere allegra la compagnia, e stemperare il disappunto.

Sì, perché stavolta, dopo mezz’ora di prove e venti minuti di tableau vivant davanti alla webcam (il risultato è immortalato nella foto sotto), il collegamento si farà. Ma, dopo un’interminabile – televisivamente parlando, s’intende – digressione sulla lingua arbëreshë, parlata dalle comunità albanesi d’Italia, complice un’oggettiva difficoltà con la linea telefonica, per “Promemoria” e i suoi amici di Belvedere resta solo, avvisa il conduttore più frenetico che mai, UN MINUTO.  E, visto che siamo in chiusura, dato che lei (io) è una collega (beh, non proprio), le saremmo grati se potesse raccontarci i suoi progetti in non più di un minuto. Ringrazio madre natura per la parlantina veloce, che mi è costata tanti benevoli rimproveri, finalmente però torna utile, e alla meno peggio cerco di condensare in un minuto (forse un minuto e venti secondi) la Memoteca, Promemoria, le “cene in famiglia” e l’ultimo nato, Pesaromemolab.

Torna in linea l’autore: teniamoci in contatto, si raccomanda gentilissimo come al solito, e salutami tanto la signora Ida e i gli amici di Belvedere. Per noi è diventata quasi come una di casa. E aveste assaggiato la torta, aggiungiamo noi.

Su una cosa, però, siamo tutti d’accordo: dobbiamo ringraziare la tv per aver consentito di trovarci intorno a un tavolo, a scambiare due chiacchiere in un pomeriggio d’Inverno, senza rimpianti per i mille impegni urgenti che ci siamo lasciati alle spalle.

a belvedere_dicembre 2011

Belvedere Fogliense, 22 Dicembre 2011, a casa di Ida Pazzini Bartolucci, Nella fotografia, da sinistra: Italo Giunta, Vanda Mariotti, Germano Cecchini, Giuseppe (Pippo) Generali, Marcella Ugolini e, oltre l’arco, Ida Pazzini Bartolucci

Good morning!

lunedì, 20 febbraio 2012

Be yourself, no matter what they say

sabato, 20 novembre 2010

Gentleness, sobriety are rare in this society
At night a candle’s brighter than the sun.

(…)

If, “Manners maketh man” as someone said
Then he’s the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say

Sting, Englishman in New York

 

 

La camicia bulgara

giovedì, 18 novembre 2010

Mi è un po’ dispiaciuto scoprire di non essere l’unica a parlare di camicie bulgare (riferito a certi esponenti del PCI, ora inglobati nel PD ma senza averne assorbito il linguaggio dei panni). Colletto rigido, maniche corte con una bella righetta sull’orlo alto, bianco-grigino-sintetico: la camicia bulgara, dalle mie parti, si porta in genere con capelli tinti (male) intorno al rossastro, baffi a spazzola, storie incolori e il binomio evoca lunghi corridoi senza finestre, grigi anche loro. Menti grigie, anche. La camicia (bulgara), da La forza del passato di Sandro Veronesi.

(Ah. Qualunque riferimento a fatti e personaggi che frequento tutti i giorni non è assolutamente casuale).

– Scusi – ribatto – a parte il fatto che non capisco cosa c’è che non va nel cinema americano, parla proprio lei che indossa la camicia americana standard, con le mezze maniche e il colletto rigido? Le porta qualcuno, in Italia, camicie così? No, a parte i mormoni, peraltro americani pure loro. Eppure lei ce l’ha, e le sembra anche normale, ci scommetto, e ci mette sopra anche la giacca, e lo sa perché? Perché l’ha vista per quarant’anni di fila nei film e nei telefilm americani, ecco perché; addosso agli attori di Hollywood, in storie sempre costruite con climax, anticlimax e pistole che prima o poi sparano. L’ha vista addosso a Tom Ewell in Quando la moglie è in vacanza, e addosso a De Niro in Lo sbirro, il boss e la bionda; addosso a Robert Blake in tutti gli episodi di Beretta e addosso a Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia; addosso a Denis Franz in New York Police Department, e addosso a Bradley Whitford in Un mondo perfetto quando spara – spara – a Kevin Costner (che, le ricordo, è disarmato perché la sua pistola l’ha buttata nel pozzo il bambino). Quella camicia è come il telefono attaccato al muro nella cucina, ormai, o il canestro attaccato al bandone del…

E qui succede una cosa strana, per me abbastanza umiliante, che mi zittisce di colpo. L’uomo scoppia a ridere, di gusto, con tanto di ingorgo respiratorio, fischio polmonare che si fa più acuto e raglio di tosse catarrosa.

(…) – Apprezzo il tuo punto di vista, sai – riattacca, quando la tempesta è passata – Veramente, hai fatto delle osservazioni molto interessanti – tossisce – per non parlare della disinvoltura con cui hai citato tutti quei film a memoria, attori e tutto: impressionante. – Tossisce di nuovo, poi si schiarisce la voce – Lo diceva, tuo padre, che sei un osso duro. Solo che questa camicia è bulgara, figliolo, puro sintetico di Plovdiv, non una sola fibra naturale: l’avvicini a un fiammifero e uam!, brucia come benzina.

Sandro Veronesi, La forza del passato, Milano 2003

 

 

La camicia

giovedì, 18 novembre 2010

Sarebbe un’esagerazione affermare che un uomo è la sua camicia, ma è vero che portare una camicia innalza il selvaggio al rango di cittadino civilizzato. Per non allontanarci troppo dal nostro mondo, il fatto che gli uomini con un golf a collo alto non siano ammessi nei ristoranti eleganti potrebbe venir interpretato come l’indicazione che la camicia, nella società moderna, è un simbolo di integrazione. Quanto ai dittatori, una delle prime cose che fanno per distinguere i loro seguaci dalla folla anonima è vestirli con camicie nere o rosse, secondo l’umore.

Genevieve Antoine Dariaux, Guida agli uomini per signore, Milano 2006

Il suono della domenica

giovedì, 18 novembre 2010

Non sono mai stata particolarmente appassionata di blues/soul/rock, ma devo dire che sentire Zucchero Sugar Fornaciari che va alla ricerca del suono della domenica, lasciando spazio alla nostalgia calda delle campane, della tovaglia buona o del dialetto dei vecchi mi ha un poco rinfrancato.

La cultura che non dà da mangiare, Pompei, Giovinezza vs Bella ciao, Newsweek e le  Berlusconi’s Bimbo. Certo non c’è da stare allegri: una che si occupa di memoria, e scrive di microstorie, e passa le giornate cercando di conciliare il tempo accelerato del web con quello reale delle mura nei paesini, cos’altro può fare se non oscillare tra lo stato d’animo di una sopravvissuta e la speranza di una naufraga su un frammento di iceberg nel riscaldamento globale?

 Intanto qui qualcuno ci prova.

La buona educazione rovina le pietanze

giovedì, 21 ottobre 2010

Da un film per zitelloni sentimentali. D’accordo, il tocco di Stanley (Donen) non è quello di Lubitsch (Ernst), ma il trio Donen-Grant-Bergman (Ingrid) per certi versi è imbattibile. Levità, stile, professionalità. E la scena del “reel” è impagabile.

(Sì, lo so. Grant produttore era molto attento alla sua immagine, vedi mancata collaborazione con Billy – Wilder, chi altri?  ma, vivaddio, almeno si poneva la questione di non apparire un “vecchio satiro”. Segue)

Indiscreto (Indiscreet), regia Stanley Donen, 1958.

Bergman – Anna Kalman: Mangia, finché è caldo.
Grant – Philip Adams: Ti aspetto.
Bergman – Anna Kalman: Mangia: l’educazione rovina le pietanze.